Via alla partita rinnovi

GOVERNO/ALL’ESAME DEL GOVERNO LE NOMINE DEI NUOVI VERTICI AZIENDALI



di Serenella Mattera

ROMA. Il rinnovo dei vertici di Cassa depositi e prestiti e Ferrovie dello Stato segna la grande tornata di nomine di questa primavera. Il dossier, che coinvolge circa 500 cariche in scadenza, dovrebbe entrare nel vivo, anche con una consultazione informale dei partiti, la prossima settimana. Ma nella maggioranza già rimbalzano rumors e ipotesi, a partire dalla convinzione diffusa che il premier Mario Draghi deciderà in piena autonomia con il ministro dell’Economia Daniele Franco le figure di vertice delle principali partecipate. Secondo l’ipotesi più accreditata nelle ultime ore, per Fs dovrebbe arrivare un nuovo amministratore delegato ed è possibile una staffetta anche alla guida di Cdp. Ma la partita della Cassa vie- ne considerata ancora molto aperta. L’amministratore delegato uscente Fabrizio Palermo godrebbe di stima nel governo e tra i partiti, a partire dal M5s, anche per i risultati raggiunti in operazioni realizzate per il ‘sistema Paese’. Ma secondo il borsino delle ultime ore potrebbe essere destinato alla guida di un’altra società, per lasciare il posto a un nome come quello di Dario Scannapieco, che con Draghi lavorò al Tesoro e ora siede alla Bei. Dopo la nomina, che sarebbe stata a lungo meditata ma che per i tempi ha sorpreso molti, di Elisabetta Belloni alla guida del Dis, le scelte per le grandi partecipate potrebbero arrivare in un’unica tornata. E includere anche la Rai, su cui altissima è l’attenzione dei partiti. La scadenza di riferimento è quella del 27 maggio, quando è programmata in seconda convocazione l’assemblea di Cdp (la prima convocazione è il 20 maggio). Per la guida di viale Mazzini c’è tempo fino alla metà di giugno, ma l’intero pacchetto dovrebbe essere definito insieme. A tenere il filo ci sono le due grandi partecipate, centrali anche in vista dell’attuazione del Recovery fund. La sola Ferrovie si troverà a gestire una cifra che supera i 28 miliardi, ecco perché fonti di maggioranza indicano tra i ‘papabili’ un manager di esperienza come Paolo Scaroni. Qualcuno ipotizza, invece, che proprio per la gestione di un tema così complesso come il recovery plan, si possa alla fine optare con una conferma in continuità. Un’incognita è Leonardo, dal momento che il cda scadrà nel 2023, ma c’è chi non esclude che dopo la condanna non definitiva, in primo grado, per la vicenda Mps dell’ad Alessandro Profumo, il governo decida di anticipare il rinnovo. In questo caso, ad oggi considerato poco probabile, A dare la misura dell’attenzione dei partiti sul dossier nomine, c’è l’interrogazione annunciata da Fdi sulla scelta di Mauro Moretti, ex ad di Fs, come amministratore delegato di Psc, “gruppo industriale - sottolinea Edmondo Cirielli - finanziato anche da azionisti pubblici come Fincantieri e Simest di Cassa Depositi e prestiti”. Quanto alla Rai, i partiti chiedono di poter dire la loro. L’ipotesi più quotata nelle ultime ore è che la scelta di Draghi e Franco ricada su una personalità esterna come amministratore delegato: si fanno i nomi di Elisabetta Ripa, di OpenFiber, Laura Cioli, già in Rcs. Ma c’è chi non esclude, che nel difficile equilibrio tra i partiti di una maggioranza litigiosa ma la cui compattezza è cruciale per andare avanti spediti in Parlamento sul Recovery plan, si opti per un nome interno, come Marcello Ciannamea, che sarebbe molto gradito in particolare alla Lega. Per la presidenza si fanno nomi come quello di Francesca Bria, presidente di Cdp Venture Capital e considerata stimata dal Pd (si fa il suo nome anche come membro del cda indicato dai Dem, insieme a quelli di Daniela Tagliafico o Silvia Costa), e di Mauro Masi, ex dg gradito a Fi. Ma dopo la nomina di Belloni alla guida del Dis, tra i partiti in queste ore gira anche un’altra convinzione: Draghi aprirà il dossier delle partecipate la prossima settimana e le sue scelte finali potrebbero riservare più di una sorpresa.