Via alla ricerca delle identità



VERONA. Fare luce su tutto, dai preparativi alla sequenze del viaggio ai perché dello schianto e del rogo che in pochi attimi ha trasformato un pullman in una trappola, ma soprattutto dare certezze sull'identità delle 16 vittime divo- rate dal fuoco e sui due feriti ancora ricoverati in gravi condizioni nei due ospedali veronesi.

In Ungheria è lutto nazionale. Un intero Paese aspetta il ritorno a casa delle salme di liceali, di docenti o accompa- gnatori, uccisi nel bus che li riportava a casa dopo una vacanza scolastica in Francia. "Speriamo possa avvenire pre- sto" dice la console generale Judit Timaffy, ma c'è la consapevolezza che per avere il nullaosta c'è bisogno di sapere con certezza quale nome abbinare al corpo. L'identificazione - conferma il procuratore aggiunto reggente, Angela Barbaglio - "è il passo più urgente" in un'inchiesta che "è complessa e richiederà attenzione anche sul piano delle perizie". A ritmi serrati sono state compiute le autopsie. Da capire per ogni vittima se a causare la morte è stato l'urto contro il pilone o il fuoco. Sono stati prelevati anche campioni di materia organica che possano essere utili per l'esame del dna. Una ricerca non semplice e lunga. Certo diversa da quella, molto più veloce, sui campioni di saliva raccolti dai sanitari tra i familiari delle vittime. Poi le comparazioni che daranno la possibilità di abbinare un nome a una salma.

"Quando ci sarà un risultato definitivo - spiega la console, che dalle prime ore di sabato segue a Verona ogni pas- so della vicenda - si potranno identificare i defunti e sarà rilasciata la documentazione necessaria per il rimpatrio, noi siamo pronti". Anche la procura spera di poter firmare presto i permessi per riconsegnare le salme ai familiari. Dall'esame del dna si spera di avere una risposta anche sulla sorte dell'autista che

era alla guida quando il bus è sbandato e, senza segni di frenata sull'asfalto, ha chiuso la sua corsa prima contro il guardrail e poi il pilone. C'è anche l'ipotesi che possa essere uno dei due feriti ricoverati in prognosi riservata e non ancora identificati. Il secondo potrebbe es- sere un docente o forse l'altro autista che era di riposo. Il corpo del ferito è stato trovato sul sedile di solito usato proprio dal secondo autista. L'inchiesta, con l'ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo stradale affidata al pm Nicola Scalabrini, ha anche l'urgenza di ricostruire nel dettaglio ogni momento della tragedia. Deve stabilire se c'è stato un errore umano, se il bus è "impazzito" per un malore o un colpo di sonno del guidatore, se si è trattato di un guasto meccanico che ha reso il mezzo ingoverna-

bile. Lo vogliono capire anche le autorità ungheresi con la polizia che ha aperto un'indagine e a Budapest ha posto sotto sequestro la documentazione del viaggio in possesso della società di autonoleggio del pullman.

Tre dirigenti della polizia magiara si sono incontrati in procura con i magistrati e gli investigatori scaligeri per ave- re un primo scambio di informazioni ed è stato nominato il primo perito di parte. Dovrà lavorare su quel poco che resta del pullman, ma forse un aiuto potrebbe arrivare dall'analisi del motore che il fuoco non avrebbe distrutto. Intanto, ieri sono tornati a casa i sopravvissuti illesi e i feriti meno gravi; è tornato a Budapest anche Gyorgy Vigh, il professore che ha salvato tante vite ma ha perso i due figli, Laura e Balazs.


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