Via Crucis tra ansie e speranze



PASQUA/COLOSSEO SUPER-BLINDATO, PORTATORI DELLA CROCE DA IRAQ E SIRIA

ROMA. Le ansie dei giovani, le loro cadute, ma anche le loro speranze. Le ferite delle guerre. La fragilità dei più piccoli, bambini, anziani, disabili. E’ questa la Via Crucis di Papa Francesco. Ieri sera, al Colosseo, si è ripetuto il solenne rito del Venerdì Santo. Una celebrazione blindatissima, con un dispiegamento di forze di polizia come forse non si era mai visto. Nove i varchi di controllo con metal detector, tanti gli agenti in borghese che sa-anno mescolati anche tra i fedeli. In un clima di minaccia e allerta a livelli altissimi, le celebrazioni pasquali con il Papa non hanno subito alcuna modifica e, tra i diversi appuntamenti, è proprio quello di ieri sera al Colosseo, e la messa di domani mattina a piazza San Pietro, quelli dove è preannunciata la massima attenzione. Il pontefice ha affidato quest’anno le meditazioni della Via Crucis ad un gruppo di liceali romani, coordinati dal loro professore di religione, Andrea Monda. Le delusioni, le ingiustizie, i fallimenti ma anche il coraggio, la speranza, la solidarietà: sono questi i temi che risuoneranno nelle meditazioni. “Mi guardo intorno e vedo occhi fissi sullo schermo del telefono, impegnati sui social network ad inchiodare ogni errore degli altri senza possibilità di perdono”, si legge in una delle preghiere. Oppure il richiamo alla “apparenza, oggi tanto importante nella nostra società delle imma- gini”. E ancora: “Cadiamo così tante volte che perdiamo il conto, ma speriamo sempre che ogni caduta sia l’ultima”. “Ti vedo, Gesù”, questo l’incipit di ogni stazione scelto dai giovani autori. Questi ragazzi saranno anche tra i portatori della croce. Ma, stazione dopo stazione, verranno rappresentati anche tutti gli scenari dove la guerra imperversa. Ci sarà la Siria con Riad Sargi, direttore esecutivo di Caritas Siria, che porterà insieme alla sua famiglia la croce per una stazione: “Porteremo tutta la sofferenza del popolo, dei bambini, dei padri e delle madri del nostro Paese”. Viene invece dall’Iraq suor Genevieve Al Haday: “Nella croce che porterò - ha detto al Sir - sono riposte le speranze di pace del mio Paese e di tutto il Medio Oriente, il ricordo dei suoi martiri cristiani”. Un riferimento ai martiri, di ieri e oggi, è arrivato anche dal segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino. Ricordando il recente evento promosso da Aiu-to alla Chiesa che Soffre, l’illuminazione del Colosseo di rosso in omaggio al sangue versato da chi è ucciso per la fede, Galantino ha sottolineato che questa drammatica realtà “impone a tante istituzioni di spezzare il triste, assordante e insopportabile silenzio”. Tra i ‘cruciferi’, ieri sera, ci anche due frati di Terra Santa e una bambina disabile accompagnata dai volontari dell’Unitalsi. La prima e l’ultima stazione sono state invece guidate dal vicario per la diocesi di Roma, mons. Angelo De Donatis. Nel pomeriggio si è svolta invece nella basilica vaticana la celebrazione della Passione. Il Papa, all’inizio della funzione, si è prostrato a terra in segno di devozione. Poi il predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, ha invitato i giovani ad “andare contro corrente” e a “salvare l’amore umano dalla de- riva tragica nella quale è finito”, diventando “possesso, spesso violento e tirannico”.


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