Via il capo della comunicazione



WASHINGTON. Primo scossone alla Casa Bianca per fronteggiare meglio l'offensiva dei media, a partire dal Russiagate. Dopo solo tre mesi, lascia il direttore della comunicazione, Mike Dubke, un esperto strategista repubblicano che aveva presentato le dimissioni il 18 mag- gio accettando poi di restare sino al ritorno di Donald Trump dal suo primo viaggio all'estero.

"Ragioni personali", ha spiegato, ma il vero motivo è che non era riuscito ad imporre alcuna disciplina ad un presidente indisciplinato.

Secondo i media, inoltre, il portavoce Sean Spicer, dato da tutti come silurato dopo le sue numerose gaffe, manterrà per ora l'incarico ma ridurrà il numero dei briefing on-camera, limitando così possibili danni. La sua vice, Sara Sanders, potrebbe alternarsi con lui più spesso e resterebbe comunque pronta a subentrargli.

Nel ridisegnare la comunicazione della Casa Bianca, Trump sembra intenzionato ad accentrare tutto su di sé, affrontando di persona più frequentemente la 'fossa dei leoni’ dei media. E senza rinunce o filtri a Twitter.

Il tycoon starebbe pensando ad una vera e propria 'war room', ingaggiando avvocati e nuovi esperti di politica, tra cui il suo ex campaign manager Corey Lewandowski e il suo vice David Bossie. Per lui si tratta di una emergenza, dopo che il Russiagate ha acceso i riflettori sul genero-consigliere Jared Kushner, minacciando la sua famiglia e la stessa presidenza.

Nel mirino un incontro in dicembre alla Trump Tower in cui Kushner, già membro del transition team, avrebbe chiesto all'ambasciatore russo in Usa, Serghiei Kisliak, di attivare un canale segreto diretto con il Cremlino utilizzando infrastrutture russe. C'è poi un secondo incontro sospetto di Kushner in dicembre: con Serghiei Gorkov, uomo di Putin laureatosi all'Accademia dei servizi segreti e presidente della Vnesheconombank (Veb), la banca statale russa sotto sanzioni Usa usata dal Cremlino per i suoi progetti politici ed economici.

Intanto la Cnn rivela che dirigenti russi discussero l'ipotesi di "ricattare" Trump e alcuni suoi collaboratori con informazioni potenzialmente "denigratorie", pare di natura finanziaria, mentre le commissioni del Congresso Usa che indagano sul Russiagate incalzano e hanno convocato l'avvocato personale di Trump, Michael Cohen, che nel 2016 si sarebbe incontrato a Praga con dirigenti russi e che per ora si rifiuta di collaborare. Per il presidente "I dirigenti russi se la devono ridere degli Usa".

E, se non ridono, guardano allarmati alla sua amministrazione: sotto Barack Obama i rapporti hanno toccato "il loro punto più basso". Ma da quando alla Casa Bianca c'è Donald Trump "i contatti e la cooperazione non hanno avuto una svolta seria, questo ci preoccupa", ha ammesso il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, ammonendo che "il pericolo di fughe di notizie dalla Casa Bianca limita i contatti regolari, perché tu non sai cosa succederà il giorno dopo, forse vedrai ciò di cui hai discusso col tuo interlocutore sul Washington Post, alla Cnn, dappertutto".


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