Via il ministro della Difesa



GRAN BRETAGNA/MOLESTIE SESSUALI: CADE LA PRIMA TESTA NEL GOVERNO MAY

LONDRA. Il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, si é dimesso sull’onda delle accuse di molestie sessuali e compor- tamenti impropri che lo hanno toccato assieme ad altri esponenti conservatori e membri del governo di Theresa May. Lo riferisce la Bbc. Fallon ha ammesso che il suo comportamento è stato in passato “inferiore alle aspettative” richieste a un uomo nelle sue posizione e anche ai militari sottoposti al suo dicastero. Il suo nome era stato fatto martedì in relazione a una molestia risalente al 2002, quando, a una cena, egli aveva insistentemente allungato le mani sul ginocchio di una nota giornalista, Julia Hartley- Brewer, anche se quest’ultima lo aveva difeso, ridimensionando l’accaduto come acqua passata e questione già risolta fra loro. Sui social media Fallon era stato peraltro citato anche per altri possibili episodi - più recenti - nell’ambito del dossier realizzato da assistenti parlamentari contenente i nomi di circa 40 deputati Tory, uomini e donne, fra cui diversi ministri o sottosegretari. La May tenta di districarsi dalle polemiche ma teme allo stesso tempo di perdere altri membri chiave della sua squadra. Primo fra tutti il suo ‘pilastro’ e numero due dell’esecutivo, Damian Green, 61enne segretario di Stato non solo finito nell’anonimo dossier sugli abusi sessuali e i comportamenti riprovevoli a Westminster ma accusato direttamente da una 31enne attivista, Kate Maltby, di averla palpeggiata in un pub nel 2015, posando insistentemente la mano sul suo ginocchio, e d’averle mandato sms allusivi nel 2016. Green nega tutto ma intanto il primo ministro ha lanciato una indagine interna sul suo fedele alleato e c’è chi fra i Tories chie- de le sue dimissioni. La già indebolita May si ritrova così ancora più in difficoltà perché il numero 2 rappresenta per lei un vero e proprio punto di riferimento, indispensabile per la sua esperienza e le sue doti di mediatore in un partito spaccato sulla Brexit e non solo. Fra i due c’è anche un legame personale - sono coetanei e amici dai tempi dell’università - che ha contribuito a far arrivare Green al rango di vice premier ‘de facto’. Il primo ministro deve comunque agire a fronte delle critiche che arrivano da più parti: ha lanciato un’inchiesta interna per far luce sulle accuse a Green e con una lettera annunciata nel corso del Question Time ai Comuni ha convocato i leader degli altri partiti per discutere delle azioni urgenti da prendere. Ha promesso un approccio il più possibile trasparente allo scandalo - che sino ad ora ha riguardato soprattutto il suo partito - e misure a protezione del personale di Westminster soggetto agli abusi da parte degli esponenti politici, raccogliendo anche il sostegno del leader dell’opposizione Jeremy Corbyn.

Ma la premier ha dovuto affrontare le accuse lanciate dalla giovane deputata la- burista Lisa Nandy, che le ha rinfacciato in aula di averle per tre volte segnalato un clima di abusi sessuali e ricatti all’interno dei partiti senza che però May agisse di conseguenza. Già nei giorni scorsi è stato rivelato che la leader Tory tiene riunioni periodiche in cui si fa aggiornare sulle voci riguardanti i comportamenti riprovevoli, dalle molestie alle scappatelle extraconiu- gali, fino all’abuso di droga, dei suoi depu- tati.

E ora l’attenzione è tutta puntata su Gre- en, dopo che sul Times di ieri, l’attivista e accademica Maltby ha raccontato prima dell’incontro nel pub e poi dell’imbarazzan- te messaggio che avrebbe ricevuto dal- l’esponente di governo l’anno successivo,

dopo essere comparsa sullo stesso giorna- le in una foto in corsetto. Un sms nel quale il vice premier di fatto, sposato e con due figli, le proponeva di rivedersi dopo tanto tempo e aggiungeva: “Avendoti ammirata in corsetto sul mio tabloid preferito, mi sen- to obbligato a chiederti se sei libera per un drink in qualunque momento”. Maltby ha spiegato quindi di essersi sentita “imbaraz- zata e professionalmente compromessa”.

Green da parte sua nega con forza il pri- mo episodio, mentre conferma l’sms, mini- mizzandolo però nei termini di un messag- gio “in spirito di amicizia”: fra “due amici che si accordano normalmente per riveder- si, e niente più”.

La sua immagine appare comunque già piuttosto compromessa, come ritiene la deputata Tory ‘ribelle’ Anna Soubry, già viceministro sotto David Cameron. “Per- sonalmente - ha affermato - io direi che in presenza di un’investigazione ci deve es- sere qualche meccanismo in base al quale ti devi dimettere, devi farti da parte e lasciare l’incarico fino alla conclusione dell’indagi- ne”. D’opinione opposta Margot James, sottosegretaria in carica all’Industria, se- condo la quale è invece prematuro parlare di dimissioni. La ‘palla avvelenata’ è nelle mani della May.


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