Via l’“All Star Game”

ATLANTA/IL BASEBALL SI RIBELLA DOPO LA LEGGE ANTI-VOTO DELLA GEORGIA



di Ugo Caltagirone

WASHINGTON’Via da Atlanta!’. Dal mondo del baseball Usa arriva uno sonoro schiaffo a Donald Trump e ai repubblicani che in diversi stati stanno portando avanti una decisa offensiva contro il diritto di voto, cavalcando la teoria delle elezioni rubate alimentata dall’ex presidente. La Major League (Mlb), lega professionistica dello sport più popolare negli Usa, ha infatti annunciato che per protesta contro la stretta varata in Georgia, definita “antiamericana e razzista” da Joe Biden, il prossimo 13 luglio non si svolgerà più nella sua capitale l’All Star Game, l’evento dell’anno per i 30 milioni di appassionati. “Dopo aver parlato con le società e con i giocatori dei vari club abbiamo deciso questa è la migliore maniera per dimostrare quali sono i nostri valori”, ha affermato categorico il commissario della lega Rob Manfred, scatenando l’ira di Trump che in una nota ha invitato a boicottare la Mlb: “Abbandonano Atlanta perchè sono impauriti dalla sinistra radicale. Boicottate il baseball e tutte quelle società che voglio interferire con elezioni libere e giuste”, ha tuonato l’ex presidente, proprio come fece contro il football americano e il basket nei mesi delle proteste degli atleti contro il razzismo e la violenza della polizia. Alla Mlb arriva invece il plauso di Barack Obama: “Congratulazioni per aver preso posizione a favore dei diritti di tutti i cittadini”, scrive l’ex presidente su Twitter: “Non c’è un modo migliore per ricordare l’esempio del grande Hank Aaron”, aggiunge, ricordando uno dei più grandi campioni afroamericani del baseball che iniziò la sua carriera nell’allora ‘Negro League’, nel 1952. Il mondo del baseball, dunque, sposa in pieno l’ondata di proteste montata nelle ultime settimane contro la legge varata dalla Georgia e che rischia di essere un precedente per molti altri stati Usa guidati dai repubblicani e di incidere pesantemente sulle prossime tornate elettorali in America. In prima linea tra chi manifesta non solo big dello sport come Le-Bron James, ma anche i numeri uno di decine e decine di aziende, da Wall Street alla Silicon Valley: Apple, Google, Microsoft, Uber, Coca Cola, Delta, JPMorgan Chase, BlackRock, Ups, solo per citarne alcune. Tutte si sono schierate contro una stretta fortemente voluta da uno dei governatori più trumpiani d’America, il repubblicano Brian Kemp, e che contiene una serie di misure per limitare e rendere più difficile esercitare il diritto di voto, a danno soprattutto delle comunità più disagiate. Dunque, drastica riduzione delle cassette postali in cui deporre il voto a distanza, nuovi requisiti più severi per registrarsi ai seggi, fino al divieto, pena sanzioni penali, di distribuire acqua e cibo agli elettori in fila. “Questa è la Jim Crow del 21mo secolo”, ha affermato giorni fa Biden, riferendosi alle leggi che tra il 1877 e il 1964 servirono a creare e mantenere la segregazione razziale in molti stati Usa. Il rischio ora è quello di un boicottaggio senza precedenti di uno stato del sud da sempre roccaforte conservatrice ma che il 3 novembre scorso per un pugno di voti ha consegnato una vittoria storica a Biden, vittoria che Trump non ha mai accettato.

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