Virginia, ispirati a Nathan



LA SINDACA RAGGI ALLE PRESE CON I PROBLEMI DELLA CITTÀ ETERNA

Si sa (o piuttosto non si sa) quello che sta combinando la Raggi a Roma. Chi scrive l’ha conosciuta di sfuggita, da simpatizzante (poi deluso, o forse già rassegnato in partenza) prima della sua elezione. Sembrava volenterosa, ma probabilmente la struttura grillina è troppo “sessantottina” per funzionare: troppi veti che partono da troppe teste (spesso vuote), per non parlare del resto. Non credo avrà una seconda chance, ma nella vita, si sa, può succedere di tutto. Spinto dalla voglia di sfuggire al crudo presente della Capitale e assillato dal caldo, rivolgo la mia curiosità in direzione dei sindaci dei primi del secolo scorso. Chi erano costoro? Qual era la situazione generale della Città eterna più o meno cent’anni fa? Con una capriola all’indietro nel tempo, trovo e mi colpisce la figura storica di Ernesto Nathan. E’ il sindaco di Roma, prima del vicino dilagare del fascismo, dal 1907 al 1913. Ebreo anglo-italiano, massone, laico, anticlericale, mazzinia- no, nato a Londra da madre pesarese e da padre tedesco naturalizzato inglese. La sua appare come una figura di assoluto outsider (ti ricordi Virgì?). Lontano dai poteri forti dell’epoca (Virgì?!), egli affronta problemi enormi, certamente maggiori di quelli attuali (pur se con una popolazione molto inferiore all’odierna). Ad esempio si trova alle prese con la delicata questione della speculazione edilizia causata dal trasferimento della capitale a Roma. Novelli quartieri residenziali e strade di percorrenza si affacciano tumultuosi sul proscenio romano. Attua con impegno un meritorio piano d’istruzione per l’infanzia e per la formazione professionale, su basi laiche. Per questo, si scontra col mondo cattolico che lo vuole allogare... nel ghetto.Tra i fondatori della Società Dante Alighieri, Nathan appare uno degli ultimi spiriti liberi, fecondi e moderni prima del nubiloso ventennio. Con lui viene approvato il primo piano regolatore dell’Urbe. In quell’occasione il sindaco colpisce la rendita fondiaria, appoggiandosi alle leggi introdotte da Giolitti. Sempre in quel periodo decollano grandiose opere pubbliche (il Vittoriano, il Palazzaccio, la passeggiata archeologica tra l’Aventino e il Celio, lo stadio Flaminio etc..), si municipalizzano i servizi pubblici, alcuni importanti acquedottivengono strappati alla Santa Sede, vengono costruiti oltre 150 asili per bambini. Durante il mandato di Nathan partono anche i lavori per i mercati generali, l’acquario, il mattatoio, la centrale del latte e il San Camillo (terminato sotto Mussolini). In città vengono istituite pubbliche guardie ostetriche, presidi per l’assistenza sanitaria e la profilassi delle malattie infettive. L’azione della giunta capeggiata da Nathan non tralascia neppure l’agro romano. Le scuole rurali, che nel 1907 sono 27, nel 1911 diventano 46. Nell’agro vengono realizzate case cantoniere e presidi medici che forniscono assistenza gratuita. Insomma, in quegli anni sembrava non esserci “trippa per gatti” (prebende per gli amici), ma si badava piuttosto all’interesse generale, a risanare le finanze e a promuovere il benessere dei più. Tant’è vero che Nathan è anche arcinoto per un aneddoto il quale narra che egli, appena eletto, cancella una voce del bilancio indicata come “frattaglie per gatti”. Gli viene spiegato che si trattava di fondi per il mantenimento di una colonia felina adibita a difendere i documenti custoditi negli archivi capitolini contro gli attacchi di famelici roditori. Nathan chiarisce che da quel momento i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori uccisi e, qualora non trovassero più topi, sarebbe venuto meno lo scopo della loro presenza. Da qui appunto il paradigmatico detto romanesco di cui sopra. Cara Virginia, ispirati un pochino al tuo illu- stre predecessore (che fra l’altro, grazie al tuo ottimo inglese, almeno una cosa con lui hai in.. comune) e restituisci brillantezza alla sgualcita Città degli Imperatori.


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