“Vogliamo una fase nuova”

CRISI/ZINGARETTI SOTTO PRESSIONE TRA SÌ E NO A CONTE E L’ESIGENZA DI UNA SVOLTA

di Giovanni Innamorati



ROMA. E’ un passaggio difficile quello che Nicola Zingaretti deve affrontare nel- le prossime 24 ore. Il colloquio telefoni- co con Luigi Di Maio non è servito a far capire all’interlocutore l’esigenza di una discontinuità sul nome della guida del nuo- vo governo rispetto al vecchio, mentre l’area vicina a Matteo Renzi lo pressa perché ceda sul nome di Giuseppe Conte. Di qui il rilancio del segretario a M5s a confrontarsi anche sui programmi, per riu- scire a strappare ai pentastellati l’impe- gno ad aprire una “fase nuova” di netta discontinuità con il governo-giallo verde. Al termine di una giornata convulsa Zin- garetti ha convocato i cronisti per una dichiarazione sullo stato delle trattative. “L’Italia non capirebbe un semplice rim- pastone del governo che è caduto”; o per dirla con Roberto Morassut, al Pd non basta che la crisi di governo sia “un sem- plice pit stop” dopo il quale non ci siano nette “svolte” sul piano dei contenuti. Ep- pure Zingaretti non è riuscito a far dire a Di Maio una parola pubblica con un im- pegno ad una “fase nuova” rispetto alla precedente, e questo complica il confron- to anche sui nomi, a partire dall’inquilino di Palazzo Chigi.

Il ragionamento ripetuto da Zingaretti a Di Maio è che un netto cambio di agen- da rispetto a quella del precedente go- verno, enfatizzando la svolta green, ren- derebbe più semplice anche a M5s far digerire l’accordo col Pd ai propri mi- litanti ancora dubbiosi. Per altro Il sole 24 ore ha pubblicato un sondaggio in cui la maggioranza assoluta degli elettori Dem sono favorevoli al governo e lo è anche la maggioranza relativa di quelli di M5s.

Una fase nuova sui contenuti porte- rebbe con se una fase nuova nel meto- do, con un programma condiviso, ha spiegato in conferenza stampa Zingaret- ti, anziché “un contratto con proposte semplicemente giustapposte”; e sarebbe coerentemente con la discontinuità sui contenuti e sul metodo “quella sui nomi”.

Dopo l’impuntatura di Di Maio sul Conte bis, nella conferenza stampa Zin- garetti ha invitato M5s a confrontarsi su tutto: dal programma (“preoccupa la pe- sante eredità lasciata dal precedente go- verno”), alla squadra, al Presidente del Consiglio.

Anche perché al Nazareno c’è pre- occupazione per il fatto che il nuovo in- contro tra i capigruppo di M5s e Pd, pre- visto lunedì, non sia stato ancora fissato dato che i pentastelalti non hanno dato una disponibilità di orario.

Zingaretti è dunque sul punto di ce- dere sul Conte bis in cambio di una fase nuova su contenuti e squadra? L’area vi- cina a Renzi lo esorta a fare così. Con- trari al cedimento molti altri, da Andrea

Orlando a Paolo Gentiloni e Francesco Boccia, pronti anche a far saltare l’ac- cordo.

Anche perché c’è un mondo di sini- stra vicino al segretario, come Fabrizio Barca, che storce il naso a vedere a Pa- lazzo Chigi chi ha firmato i decreti sicurezza di Salvini.

In un articolo Romano Prodi ha in- vitato Pd e M5s “a far prevalere gli in- teressi generali e le prospettive del fu- turo sulle divisioni del passato”. Come dire, non è importante il nome del pre- mier quanto la missione del governo, mentre anche gli osservatori politici ri- tengono che un nulla osta a Conte arri- verebbe anche dal Quirinale.

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