YEVS SAINT LAURENT : L’UOMO, OLTRE IL MITO

di Simona Balduzzi

titolo originale: Yves Saint Laurent Paese: Francia anno: 2014 genere: drammatico , biografico durata: 101 min regia: Jalil Lespert sceneggiatura: Jacques Fieschi, Jalil Lespert , Marie-Pierre Huster fotografia: Thomas Hardmeier cast : Pierre Niney, Guillame Gallienne, Charlotte Le Bon, Laura Smet, Marie De Villepin, Nikolai Kinski, Ruben Alves , Adeline D’Hermy , Marianne Basler, Xavier Lafitte , Jean-Eduard Bodziak

“tu amavi la bellezza Yves... il gusto è innato, non si impara da qualsiasi luogo noi proveniamo, noi nasciamo con esso”


Con 6 nomination ed un premio come miglior protagonista all’attore Pierre Niney (Premio César 2015), film di Jalil Lespert incanta: ritratto sincopato tra dimensione privata e cronologia degli eventi ( non si può certo pretendere da 101 min di film una spiegazione didascalica del mito),la storia armonizza con vezzo trasversale, elementi variegati tra loro , se pur comunicanti. A cominciare dalle origini di Yves Saint Lauren ( nato nell’allora Algeria francese); dalla sua timidezza ,compensata da uno sfrenato e a tratti aggressivo , graffio nei confronti della vita (che emergerà durante il sapore trasgressivo degli anni ’70). Se non è facile ritrarre in poco meno di due ore il ritratto di un mito, è pur vero che Lespert riesce nell’intento, forte di due attori caratterizzati dall’incredibile somiglianza con i protagonisti e dalla superba capacità interpretativa; non a caso, entrambi della Comédie Francaise : Piérre Niney (Yves Saint Laurent) e Guillaume Gallienne(Pierre Bergé). Una ben riuscita fotografia ritrae l’ambientazione romantica, mentre si destreggia in dissolvenza tra i colori tetri delle emozioni buie e la luce incantevole di panoramiche suggestive; l’alchimia struggente tra poesia e insofferenza ad appannaggio del protagonista, sembrano uscire dallo schermo per empatizzare con lo spettatore, accompagnandolo dentro alla storia. Nel suo ritratto di Yves, Lespert parla soprattutto a quel pubblico che scevro dalla dinamica del confronto tra biografie ed elementi narrativi- vuole conoscere l’uomo, oltre il mito. La scenografia privilegia spesso primissimi piani, controcampi che dialogano tra loro e profili in controluce , quasi fa ritrarre l’irriverenza elegante del protagonista , che urla il suo talento sussurrando eleganza. Eccellente l’interpretazione di Niney, capace di trasporre nella mimica, una veritiera raffigurazione anemica del mito : dalla delicata gestualità alla sua anarchica irrequietezza. Altrettanto apprezzabile l’impegno di Gallienne , che risulta un perfetto Pierre Bergé, ricco della sua umanità e schiavo -o padrone- del suo amore per Yves. E suo, è il punto di vista narrativo scelto dal regista: un sentimento che continua ad onorare l’amore , anche dopo la scomparsa del grade mito . Emerge qui la solidità che Bergé incarna nel suo amore verso Yves: anche quando di lui conoscerà i tratti maniaco -depressivi; gli abusi di alcool e droga; il desiderio di un’erotica esplorazione, l’uomo continuerà ad amare il suo compagno con passione irrefrenabile. Dal percorso umano a quello lavorativo, il film narra tutta la struggente bellezza di un rapporto omosessuale , proprio negli anni in cui l’omosessualità era giudicata al pari di un deficit : difficile non immedesimarsi nella fresca emozione del primo bacio rubato tra i due protagonisti ; impossibile non comprendere il legame di un amore tanto profondo. Una collezione d’arte è un momento della vita... molti dei nostri oggetti sono stati acquistati in coppia , perché li avevamo scelti, guardati, amati in due ...”

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