Zingaretti vuole un nuovo Pd

DEM/IL SEGRETARIO LANCIA LA SFIDA ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO

di Marcello Campo


ROMA. Il Pd rappresenta l’unica alternativa credibile alla “deriva italiana”. Tuttavia, per battere questa “vecchia destra dal pugno di ferro”, il partito “deve cambiare tutto”, perché così “con un regime correntizio che ci soffoca, non si va avanti”. Nicola Zingaretti, lancia la sua sfida, a un mese e mezzo dal primo test europeo. Davanti a una affollata assemblea nazionale, il segretario Dem attacca la Lega definita “destra illiberale” e i Cinque Stelle “che hanno perso la loro anima”. Quindi illustra un cambio di marcia, una “rivoluzione”, a tutto campo, sul fronte interno al partito, con l’avvio della riforma dello statuto. Ma anche rivolta all’esterno, modificando le modalità con cui il Pd deve riconnettersi alla società, con una maggiore presenza nella rete e nei territori. Due direttrici di azione che il segretario vuole che vadano avanti di pari passo con tempi certi: mentre la Commissione Statuto, insediata ieri sotto la guida di Maurizio Martina, elaborerà la sua riforma, il partito tutto, in modo partecipato e plurale, chiede Zingaretti, deve “tornare a incontrare le persone, a creare comunità”, organizzare la sua presenza ovunque, nelle scuole, nelle fabbriche, con le associazioni. Tra gli applausi, Zingaretti, assicura di non essere interessato a una leadership “modello Salvini”: “Il comando assoluto di una persona, di un leader, è la premessa della sua solitudine e della sua sconfitta: credo a un partito comunità”. E annuncia una Costituente delle idee, un piatta-forma, da oggi anche in rete, per ridare al Paese un piano, un progetto di futuro, che oggi non ha. Proposte innovative sul fisco, a favore del taglio delle tasse ai lavoratori, a chi guadagna di meno. Ma anche un vigoroso piano di investimenti verdi, un “green new deal” all’italiana, oltre a proposte sulla crescita, il lavoro, la sicurezza. E una riforma organica di interventi sul tema migrazioni, a partire dall’abrogazione della legge Bossi-Fini. Uno sforzo programmatico collettivo per arrivare alla Convention per l’alternativa, in programma a Bologna, dall’8 al 10 novembre. Una relazione accolta con una standing ovation, in un clima di ritrovata fiducia. Anche il dibattito ha fatto registrare una sostanziale sintonia interna. Sull’idea di aprire il partito alle persone, il consenso è stato corale. Qualche scintilla sul nodo della riforma statutaria e in particolare sulla riforma rispetto delle primarie ‘aperte’. Arrivando all’Hotel Ergife, l’ex presidente del partito, Matteo Orfini aveva chiesto che lo statuto venisse “stracciato e riscritto”. Su questo e altri punti la critica di Anna Ascani, intervenuta a nome della minoranza. “Io - la sua replica - non voglio stracciare quelle rego- le, che sono quelle che mi hanno spinto a fare parte del Pd: vocazione maggioritaria e primarie aperte fanno parte della nostra identità”. Dossier delicato affidato all’ex segretario Maurizio Martina che chiarisce come la questione statuto non sia “solo organizzativa ma politica” che “mette tutti in discussione”. Nello scontro tra il partito degli iscritti e quello degli elettori, osserva l’ex ministro, il Pd è sinora “rimasto nel mezzo”. Detto questo, anche l’organigramma voluto da Zingaretti prende forma: l’assemblea approva, con soli 4 no, la nomina a Paola Micheli vicesegretario e Andrea Orlando, vicesegretario vicario. Ovazione anche per David Sassoli, il neo Presidente del Parlamento europeo, alla sua prima uscita in Italia: “Qui come nell’Unione - afferma - troppe ingiustizie chiedono di noi, ci chiedono di agire”. “Ora - conclude Zingaretti - non voglio più criticare il governo, voglio sconfiggerlo”.

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